Il
brano evangelico ci lascia in sospeso sulla decisione del figlio
maggiore (sarà entrato in casa a fare festa con la famiglia?) di
modo che ciascuno senta la risposta uscire dal proprio intimo. Nell’opera,
invece, l’autore vuole dare un segno più esplicito del ravvedimento
con l’aggiunta di un brano che vede uniti il Padre ed entrambi i
figli, attorniati dalla gente di casa: si introduce così il messaggio
finale che ricorda al pubblico che “si fa più festa in Cielo…”.
La musica originale, moderna e classica allo stesso tempo “veste”
e dà vita ad un testo chiaro e diretto e sottolinea con proprietà
i diversi momenti del racconto. La semplicità dei costumi tende
ad ambientare l’opera in un tempo indefinito, giacché la vicenda
che si racconta non ha tempo: era così nel racconto di Gesù, così
è ancora oggi e certamente manterrà tutto il suo significato nei
secoli a venire. Il monito raffigurato non ha tempo: la tentazione
è sempre pronta ad aggredire il cuore dell’uomo, ma il figlio che
si ravvede troverà sempre accoglienza e perdono nella casa paterna.
Siamo sicuramente di fronte ad una lettura piacevole di un brano
evangelico: Il Figliol Prodigo è un’opera che non inventa nulla,
ma riesce nel difficile compito di raccontare in musica le debolezze
dell’uomo ed il grande amore del Padre. |
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